Il nuovo museo di Scienze Naturali di Trento, progettato da Renzo Piano, è stato accompagnato dalla riprogettazione di un intero quartiere a destinazione ibrida con spazi residenziali e per il business. Dove prima la Michelin produceva pneumatici vi saranno undici ettari di padiglioni del MUSE (acronimo per MUseo delle ScienzE), giardini e nuovi edifici, fiancheggiati dall’Adige.
Le costruzioni richiamano le forme delle vallate alpine, con pendenze piuttosto ripide. Per limitare l’impatto del trasporto nel costo ambientale della costruzione sono stati preferiti alcuni materiali di origine locale. Oltre al legno usato strutturalmente, si è utilizzato cemento e verdello, una pietra usata come rivestimento sia per interni che per esterni. Il bambù impiegato nei pavimenti, nonostante la provenienza esotica, è stato scelto per la sua alta riciclabilità.
Il desiderio di incentivare il trasporto pubblico e la mobilita sostenibile si è spinto fino al punto di scoraggiare l’uso dei mezzi privati come le auto. Il parcheggio è volutamente sottodimensionato, mentre i parcheggi per le bici sono corredati da spogliatoi e docce, per consentire ai visitatori di cambiarsi e rinfrescarsi prima di entrare nel museo. Questa strategia si integra benissimo con una fruizione turistica leggera del punto di attrazione e genera meno traffico nell’area circostante.
La serra tropicale, gli acquari e i giardini esterni sono irrigati sfruttando l’acqua piovana appositamente raccolta. Il fabbisogno di acqua potabile dell’edificio e delle sue pertinenze in questo modo è stato dimezzato. L’approvvigionamento energetico è garantito da pannelli solari e pompe geotermiche, oltre che da una centrale a trigenerazione.
L’edificio ha la certificazione LEED nella categoria silver. In Trentino Alto Adige si sono diffuse le certificazioni energetiche molto prima che in altre regioni e i committenti hanno quindi voluto mantenersi all’avanguardia richiedendo la certificazione LEED, da poco disponibile in Italia. La silver LEED ha prestazioni leggermente superiori alla nostra classe energetica B.
I 5mila metri quadri di superficie espositiva sono distribuiti su sei piani e suddivisi per habitat, partendo dalle sommità innevate dei ghiacciai alpini al sesto piano fino alle profondità oceaniche, nel piano interrato. L’approccio del Museo alla divulgazione inizia dalla spiegazione dei fenomeni naturali affiancandoli a temi sociali e culturali.
All’interno di ogni piano il visitatore potrà conoscere un ambiente, osservare l’impatto umano su di esso e avere una panoramica sulle possibili soluzioni ai problemi in atto. Ad esempio dai ghiacciai si passa al loro scioglimento causato dal riscaldamento globale, fino alle fonti energetiche rinnovabili disponibili, mentre dai fossili trovati nelle Dolomiti si attraversa la sezione dedicata all’evoluzione (un italiano su quattro non ci crede o ne dubita) e si arriva alle biotecnologie, agli organismi geneticamente modificati e alla bioetica.
L’apertura del MUSE è prevista per il 2012.





