Un sogno a occhi aperti. A vedere questa foto sembra di essere davanti a un cartone animato, o all’estro creativo di un mago di Photoshop et similia. Invece Lilypad, questo il nome del luogo che vedete in foto, è destinata a diventare una moderna Atlantide.
Questo è almeno il progetto che l’architetto belga Vincent Callebaut coltiva da oltre tre anni. La sua idea è quella di costruire una città anfibia, in grado di ospitare 50.000 rifugiati stanchi di vivere nell’inquinamento. Il termine anfibia è più che appropriato per descrivere Lilypad: la città è infatti costruita per metà sulla terraferma e per metà sott’acqua, e modellata secondo le forme della ninfea.
Si sviluppa intorno a un lago d’acqua dolce generato da un sistema di raccolta dell’acqua piovana, che permette di far crescere piante e animali secondo i principi della biodiversità, in modo che la città sia completamente autosufficiente. Una città perfetta, almeno dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Un nuovo concetto di città, un nuovo concetto di rifugiato. Questo lo scenario che Callebaut descrive sul sito dedicato a Lilypad, una lunga illustrazione del progetto titolato 2100: una vasta folla di rifugiati ambientali (o ecoprofughi, secondo un neologismo che ben rappresenta questi individui). Entro la fine del secolo, secondo l’idea di Callebaut, lo stile di vita non-sostenibile delle metropoli sarà parificato alle discriminazioni politiche, razziali e religiose che hanno portato (e portano) migliaia di persone in tutto il mondo ad abbandonare il loro Paese per trovare rifugio in un altro.
Per immaginare come potrebbe essere la città anfibia del futuro, potete trovare qui sotto un filmato che in pochi secondi illustra come potrebbe essere Lilypad, se mai si verificheranno le condizioni (e soprattutto se si troveranno i fondi) per doverla realizzare concretamente.
fonte immagine | vincent.callebaut.org









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