Fonti di Vinadio, azienda produttrice dell’Acqua Sant’Anna, festeggia quest’anno 15 anni dalla fondazione.
E lo fa in modo del tutto speciale: con un imballo “invisibile”, più che ecosostenibile, capace di tenere insieme sei bottiglie con il minimo impiego di materiali altamente nocivi per l’ambiente.
Per l’occasione abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Alberto Bertone, presidente ed amministratore delegato della società.
Com’è nata l’idea per l’imballo invisibile?
Il progetto è collegato alla biobottle, la prima bottiglia per acqua minerale creata totalmente da una plastica creata dalla fermentazione degli zuccheri e non dal petrolio. Viene da sé che il risparmio ecologico è enorme. Il prodotto stesso viene mantenuto meglio e l’impatto ambientale è praticamente nullo. Naturale è stato il passaggio ad una dimensione ecosostenibile anche per l’involucro che tiene il tutto. Dopo una lunga ricerca di materiali alternativi, si è arrivati a questa configurazione: legature anulari orizzontali ed una legatura verticale a fare da maniglia. Tutta la plastica “tradizionale” all’interno dell’imballo è costituita solamente da tre grammi di filo di raccordo. I nuovi macchinari ci permettono un abbattimento dei consumi energetici notevoli ed un conseguente risparmio. Ma la cosa principale da sottolineare è che nei nostri imballi e bottiglie c’è il 90% di plastica “tradizionale” in meno.
Il confronto con il mass market com’è stato?
Entrare nel mercato tradizionale è stato molto, molto difficile. Questo tipo di materiale non è stato accettato dalle classiche filiere, ma io credo che semplicemente ci voglia del tempo. Un po’ come lo sviluppo degli hard disk, che piano piano hanno preso il posto di molti altri oggetti tradizionali. Molte altre aziende stanno cominciando a produrre plastica in questo modo. Un metodo di lavoro che mette al centro il riciclo chimico piuttosto che quello meccanico. Vedrete che un giorno la filiera tradizionale riuscirà ad integrarsi con queste nuove tipologie di lavoro!
Fonti di Vinadio si è contraddistinta anche per il tentativo d’incentivare l’uso della rotaia piuttosto che dei camion.
Sì, ci stiamo provando. Purtroppo la difficoltà maggiore è insita nel riuscire a recuperare dei vagoni liberi, visto che il libero mercato ancora non c’è in Italia per quanto riguarda le ferrovie. Quindi pochi vagoni liberi e poche tratte libere. Quello che si auspica è una libera concorrenza ancora maggiore e la fine dell’esistente monopolio. È assurdo continuare a trasportare prodotti come la nostra acqua fino in Sicilia con dei camion…
Collaborate anche con alcune università?
Stiamo finanziando un progetto di ricerca con il Politecnico di Torino e il Politecnico di Pisa, insieme ad altre tre grandi aziende italiane: Ferrero, Granarolo e Lavazza, tutte leader nei loro diversi campi. La meta è quella di trovare nuovi materiali ecosostenibili da sostituire ai classici materiali per il confezionamento e l’imballaggio.
Il nome del progetto?
Il nome, non a caso, è Made In Italy.
Un ultimo pensiero?
Potrebbe essere che desidero davvero meno resistenza da parte della grande distribuzione italiana per innovazioni oggettive come le nostre. Il buffo è che c’arrivano prima i consumatori che la distribuzione! Giusto oggi rispondevo ad un nostro cliente che chiedeva come mai non trovava in giro il nostro imballo invisibile… semplice, perché fino ad ora solamente la Coop l’ha preso in considerazione. Ma ho grande fiducia nel futuro.








