Ogni giorno combattiamo contro batteri, pulendo, disinfettando per contrastare la presenza di questi microrganismi. La maggior parte di noi pensa ai batteri, infatti, come invisibili esseri malefici da combattere quotidianamente con l’igiene personale ed estenuanti pulizie di tutto ciò che ci circonda.
Pare infatti che questi microrganismi condividano gli spazi che viviamo e si affollino anche sugli oggetti a noi più cari come telecomando, cellulare e tastiera del PC. Ma non tutti i batteri sono cattivi, ne esistono anche di buoni come ad esempio quelli che pazientemente decompongono i nostri rifiuti organici trasformandoli in terriccio. La peculiarità di alcuni batteri di cibarsi in modo selettivo di specifiche sostanze è sfruttata da alcuni anni nel campo del restauro.
I batteri restauratori furono impiegati per la prima volta per riportare all’antico splendore un affresco del Camposanto di Pisa gravemente compromesso dal tempo e dai precedenti tentativi di restauro. Nel dopoguerra, infatti, avevano tentato di rimuovere l’affresco applicando una tela cosparsa di colla organica ma il risultato fu che l’opera rimase al suo posto insieme alla colla. I successivi tentativi di rimuovere la colla con solventi chimici furono inefficace. Ci riuscirono, invece, i batteri restauratori che divorarono in breve tempo tutte le incrostazioni riportando alla luce l’affresco.
Questa tecnica di restauro biologico si avvale di uno specifico ceppo di batteri Pseudomonas e, a differenza di altre tecniche di restauro tradizionali (chimiche e meccaniche), non sottopone a rischi e pericoli nè le opere nè gli operatori. Dopo aver fatto proliferare i batteri, questi vengono posti in una soluzione fisiologica e da qui direttamente sull’affresco mediante un tampone di cotone idrofilo.
Grazie ad una recente collaborazione tra il team dei restauratori del Camposanto di Pisa e l’Istituto di Restauro del Patrimonio dell’Università di Valencia (Spagna), anche loro alle prese con murales devastati prima da un incendio e poi da maldestri tentativi di recupero, la tecnica del restauro biologico varca i confini italiani e si perfeziona. I restauratori spagnoli, per evitare eventuali danni dovuti all’umidità, anziché tamponare l’opere con cotone idrofilo applicano i batteri mediante un gel che poi, dopo un’ora e mezza, rimuovono. Gli stessi batteri si sono dimostrati utili nell’eliminare anche le efflorescenze saline causate dall’umidità.
Gli studi per migliorare la tecnica del restauro biologico proseguono. L’obiettivo è quello di individuare batteri capaci di rimuovere altre sostanze da differenti tipologie di materiali. E chissà se un giorno non vi saranno batteri da utilizzare per le pulizie domestiche.
fonte immagine: kataweb.it





