In Europa è boom per le smart grid. A certificare la crescita delle reti intelligenti è il rapporto presentato durante i lavori della conferenza Scientific Support to a Competitive European Low Carbon Economy: Energy, Transport and Emerging Technologies da parte di Joint Research. Attualmente i progetti in corso d’opera e attuati sono 219 per un valore complessivo superiore ai 5.5 miliardi di euro all’anno.
Se la cifra può sembrare ingente è particellare rispetto agli investimenti previsti nel 2020, quantificati in oltre 56 miliardi di euro. Il problema dell’efficienza energetica in Europa è molto sentito e nei prossimi anni potrebbe diventare preoccupante: il nucleare, va da sé, è diventato poco popolare e, tranne la Francia, vede la dismissione delle centrali in molti paesi (Germania in primis).
Anche la dipendenza dagli stati dell’Est, spesso instabili a livello politico, per risorse naturali quali il gas, sta cominciando a diventare pesante: ecco quindi che le smart grid possono risolvere il problema dell’approvvigionamento. Anche in questo settore però, si viaggia a due velocità: mentre i progetti negli stati membri originali (quindici) vanno a gonfie vele, questi viaggiano al rallentatore nei “nuovi” stati entrati nella Comunità Europea.
Le smart grid permettono di ridurre il rischio (quando se eliminarlo del tutto) di blackout derivanti dall’eccessiva richiesta di energia, permettono di distribuire meglio l’energia e ridurne gli sprechi e, ovviamente, ridurre i costi di gestione della rete e ottimizzarne l’efficienza.
Rivestono un ruolo decisivo nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi energetici che si è posta la Comunità Europea (il celebre 20-20-20). Insomma, tra rinnovabili e smart grid, il futuro energetico dell’Europa dovrà essere intelligente.
fonte immagine | pratolainforma.wordpress.com








