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Sconfiggere le malattie con il cloud computing

Grazie al software open-source Rosetta, i team di ricerca possono studiare meglio il comportamento dei batteri patogeni più rischiosi per la salute umana

Computer e medicina: un binomio che forse non ci suona tanto familiare, ma che impareremo presto a conoscere. Di solito pensiamo a farmaci molto potenti, o a tecniche chirurgiche innovative: ma oggi anche programmi informatici di ultima generazione possono fare la differenza nella lotta alle patologie.

Ecco la sfida di IBM: utilizzare software in grado di studiare a fondo il comportamento di molte specie di batteri, in modo da poterli debellare in modo sempre più efficace.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero dei batteri resistenti agli antibiotici sta aumentando vertiginosamente: anche loro hanno imparato a destreggiarsi tra i nostri tentativi di annientarli! A questo punto è fondamentale che le conoscenze scientifiche siano integrate da strumenti informatici che ci aiutino a classificare meglio le malattie e ad attuare le cure migliori.

Grazie all’azione congiunta del Politecnico di Zurigo e il programma Smart Cloud di IBM, la scienza medica sta facendo significativi passi in avanti. Si tratta del software open-source Rosetta, in grado di prevedere e riprodurre le strutture molecolari delle proteine che costituiscono i batteri più aggressivi. Il sistema riesce a elaborare modelli di comportamento dei batteri, il loro sviluppo e le loro interazioni, permettendo all’équipe medica di intervenire in modo più tempestivo.

Spiega il Dr. Lars Malmstrom, capo del team di ricerca del Politecnico di Zurigo:“Per i nostri esperimenti, abbiamo bisogno di capacità di calcolo molto elevate in tempi brevi. Il cloud computing consente di ottenere questa capacità ogni volta che i ricercatori ne hanno bisogno. I gruppi di ricerca non hanno bisogno di configurarlo o di mettere in atto attvità di manutenzione e, quindi, possono concentrarsi meglio sulle loro ricerche”.

L’élite della ricerca scientifica, quindi, alleata alla tecnologia targata IBM: grazie a Rosetta, in due settimane gli studiosi sono riusciti a esaminare enormi masse di dati, per cui avrebbero impiegato diversi mesi senza l’aiuto del cloud computing.

Davvero smart, non c’è che dire!

fonte immagine | scienceinseconds.com

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