La mobilità è parte del progresso ma resta una delle principali fonti di emissioni nocive, infatti, per garantire maggiore comodità e maggiore sicurezza al conducente, le automobili hanno subito una serie di cambiamenti e sono diventate, in un primo momento, più potenti e, infine, con l’avvento di nuove tecnologie, sono subentrati i motori ecologici ma neanche questi sembrano bastare.
Quando parliamo di mobilità non ci riferiamo esclusivamente alle automobili, anche le compagnie aeree hanno sempre inseguito l’efficienza energetica, con l’obbiettivo del risparmio: le spese per il carburante sono la spina nel fianco di ogni compagnia aerea e investire in motori ecologici sembra essere la soluzione ideale sia per l’ecosistema Terra che per le tasche delle stesse aziende.
Per fortuna nuove scoperte e carburanti alternativi possono ridurre le emissioni nocive in modo significativo ma il fattore penalizzante è il tempo: ci sono voluti 90 anni dallo sviluppo della prima automobile ibrida, effettuato da Ferdinand Porsche, alla commercializzazione di queste auto ecologiche che, purtroppo, ancora oggi non sono abbastanza diffuse.
Anche le cosiddette transizioni rapide non sono poi così immediate: l’esempio più concreto è dato dal motore a turbogas che ha dovuto aspettare circa 20 anni per la sua diffusione. Non molto diverso è il ragionamento circa i carburanti alternativi, certo la tecnologia è un’alleata da non sottovalutare ma ha bisogno di tempo per maturare e nel frattempo, paradossalmente la soluzione è a portata di mano, dipende da noi automobilisti.
Unendo l’utilizzo coscienzioso della propria vettura agli standard dei motori ecologici già presenti sul mercato, si verificherebbe una sensibile diminuzione dell’emissione di gas serra e non solo: i consumatori dovrebbero smettere di prediligere automobili dalle dimensioni sempre più grandi e dalle prestazioni sempre più potenti. Basterebbe modificare le preferenze dei consumatori per poter vedere una riduzione di circa il 30% del consumo di carburante, solo per quanto riguarda le vetture vendute negli Stati Uniti. La percentuale aumenterebbe se questa piccola modifica abbracciasse il sistema globale.
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