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Roma 2020 ecosostenibile. Intervista con Francesco Bedeschi

La candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 potrebbe essere una spinta ecosostenibile per la Capitale? Lo abbiamo chiesto all’architetto Francesco Bedeschi, docente di Progettazione Architettonica integrata presso la University of Arkansas Rome Center

Nello scorso ottobre si è svolto a Roma un convegno Roma 2020 e sostenibilità: opportunità di rilancio, organizzato dal Green Building Council Italia (Gbc), associazione no profit che fa parte di un network internazionale per favorire la diffusione della cultura dell’edilizia sostenibile e fornire una certificazione degli edifici (attraverso i protocolli Leed). Tema del convegno, il legame che si potrebbe creare tra la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 ed una spinta ecosostenibile per la Capitale. Abbiamo fatto qualche domanda all’architetto Francesco Bedeschi, consigliere GBC Italia e docente di Progettazione Architettonica integrata presso la University of Arkansas Rome Center.

In che modo si vorrebbe cercare di rendere compatibile una realtà complessa come quella romana con il linguaggio ecosostenibile?

A dispetto delle molte problematiche che affliggono la città di Roma, essa rappresenta per sua stessa natura un grande esempio di città sostenibile. La sua storia millenaria, il suo tessuto stratificato, le tecniche costruttive sviluppate dei romani sono di fatto il fondamento di molti dei principi che oggi sono al centro del dibattito sulla sostenibilità nel mondo delle costruzioni.

E’ anche vero che purtroppo tali fondamentali sono stati smarriti nella cultura moderna e che tale fenomeno che causato molti dei problemi che oggi la città si trova a dover sopportare.
Ecco dunque che la candidatura alle Olimpiadi, evento di rilevanza mondiale che in tutte le ultime edizioni ha posto un forte accento al tema della sostenibilità, nel senso più ampio del termine, costituisce una formidabile opportunità per riscoprire le radici della tradizione costruttiva di Roma, implementando nello stesso tempo quella positiva innovazione tecnologica figlia del nostro tempo.

In particolare, Roma è forse una delle candidate che meno deve “costruire” rispetto a molte delle concorrenti. Vi sono infatti molte strutture che potrebbero essere riutilizzate mettendole “a sistema”; la spina dorsale di tale sistema potrebbe essere il fiume Tevere, che potrebbe in questo modo tornare ad avere un ruolo importante per la città, così come lo ha sempre avuto prima dell’unità di Italia, quando con la costruzione dei muraglioni si è di fatto interrotto quel rapporto millenario con il tessuto urbano.

Ci sono reali possibilità a vostro parere che Roma riesca a creare un sistema ecosostenibile integrato ai giochi olimpici come, ad esempio, sta succedendo a Londra per i giochi del prossimo anno?

I presupposti ci sono tutti; dalla riqualificazione del complesso monumentale del Foro Italico alla definizione del parco fluviale del tevere, passando per l’area dell’ex villaggio Olimpico e le strutture sportive dell’Acqua Acetosa. Si tratta ovviamente di una operazione non facile sopratutto in tempi di ristrettezze economiche quali quelli che stiamo vivendo. Ma le difficoltà le hanno anche nel resto del mondo e dunque la scelta di investire su ciò che già esiste, ottimizzando le risorse, pianificando un sistema infrastrutturale adeguato e recuperando, migliarndone le performance ambientali, costituisce di per sé una scelta di sostenibilità piuttosto marcata.

Da dove si dovrebbe cominciare?

Il punto di partenza deve essere quello di creare un vero coinvolgimento su più livelli; ovviamente è la città di Roma la prima interessata ma è fondamentale creare un piano di sviluppo che vada oltre il semplice appuntamento dei Giochi e che guardi oltre. In questo senso, il GBC Italia si propone come uno dei possibili attori di questo coinvolgimento su vasta scala. Questo tipo di azione è stato portato avanti da altri GBC in varie parti del mondo, ad esempio in Brasile, proprio nella logica di aiutare a fare network, portando esperienze internazionali e con l’obiettivo di aiutare gli organizzatori nel pianificare un evento così complesso ed ambizioso. Senza questo tipo di approccio, riteniamo sia veramente difficile poter vincere questa sfida. I progetti non sono un problema; riteniamo che l’idea di fondo sia già potenzialmente vincente. Il vero problema è il meccanismo di partecipazione che si deve attivare per trovare le risorse, economiche e culturali, necessarie.

Com’è stato il confronto con CONI e amministrazione romana durante il workshop? Ci sono già progetti in divenire?

Il workshop è stato un primo passo che il GBC Italia ha voluto compiere nella direzione che noi riteniamo importante, ovvero quella del confronto e della partecipazione. Si è aperto un possibile dialogo che noi auspichiamo possa essere sviluppato nei prossimi mesi anche con altri interlocutori. La presenza all’evento dell’Assessore Sensi, così come quella di Franco Carraro sono stati dei segnali incoraggianti poiché dalle loro parole è emersa l’intenzione di cercare di stabilire questo dialogo. Sarà comunque cura del GBC Italia proseguire in questa direzione, cercando nuove occasioni di contatto e offrendo una sponda anche per allargare i rapporti a livello internazionale.

Il progetto più ambizioso nel contesto ecosostenibile per Roma 2020 qual’è?

Al momento non ci è dato conoscere lo stato dell’arte dei singoli interventi pianificati; ripetendo quanto detto precedentemente, dal nostro punto di vista è l’insieme delle azioni il progetto più ambizioso. L’idea del riuso dell’esistente unitamente al migliormento delle performance ambientali degli edifici e delle strutture, il completamento e la ridefinizione del sistema delle infrastrutture, così come la creazione di un vero e proprio parco fluviale che riporti il Tevere al centro della vita della città, può rappresentare la chave di volta per una candidatura veramente vincente.

fonte immagine | 06blog.it

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