Home » La Sostenibilità » Onde rinnovabili, un nuovo futuro per l’energia marina italiana

Onde rinnovabili, un nuovo futuro per l’energia marina italiana

Dopo la bocciatura del referendum sul nucleare l'Enea coglie i segnali e lancia uno studio sperimentale su 350 Km di coste del Mediterraneo per valutare l'efficacia degli investimenti negli impianti che sfrutteranno l'energia marina

Si è concluso il workshop organizzato da Enea (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) dal titolo Prospettive di sviluppo dell’energia dal mare per la produzione elettrica in Italia, per fare il punto della situazione sulle energie pulite e sul potenziale dell’energia marina. Da uno studio dell’Università della Tuscia è emerso che sfruttare le onde dei mari italiani offrirebbe un potenziale energetico pari a quello prodotto da sei centrali nucleari Epr. Infatti, secondo lo studio, impianti funzionanti su 1000 Km di costa produrrebbero potenzialmente tanta energia quanta quella prodotta da una centrale nucleare da 1600 MW sfruttando l’altezza media delle onde con dighe, frangiflutti e porti.

Novità: Robot in mare per combattere le maree nere

I ricercatori stimano anche che la quantità di energia prodotta nello Stretto di Messina potrebbe alimentare una città con 2 milioni di abitanti così come la corrente levantina nella zona occidentale della Sardegna genererebbe miliardi di tonnellate d’acqua ed energia. Paesi come Regno Unito, Portogallo, Norvegia, Stati Uniti, Giappone e Canada sfruttano fin dagli anni 70 l’energia delle onde, investendo ingenti capitali. E le analisi della Iea (International Energy Agency) dicono che stanno prendendo la strada giusta, visto che il mare fornirebbe un ammontare di energia compreso tra i 20.000 ed i 90.000 TWh/anno e un valore di circa 1,2 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Bioclimatica: Bromelia, la soluzione very smart per l’acqua in città

Anche l’Italia comincia a fare passi avanti nello sfruttamento dell’energia marina: dopo la bocciatura del nucleare allo scorso referendum, Enea ha avviato uno studio sperimentale (che costerà tra 1 e 5 milioni di euro) su 350 Km di coste del Mediterraneo, per valutare le zone adatte allo sfruttamento riducendo i danni ambientali. Il fondatore del Laboratory of Experimental Oceanology and Marine Ecology, Marco Marcelli, sottolinea, durante l’evento all’Enea, “l’importanza di mantenere gli ecosistemi marini e di rivedere il Piano nazionale difesa mare e coste risalente al 1982“.

fonte immagine | janubaba.com

Scrivi un commento.

Scrivi un commento