L’eco-fashion è un nuovo modo di concepire la moda in funzione della sostenibilità: realizzare abiti e accessori con materiali di recupero ha lo scopo di dare vita a un nuovo concetto di eleganza, e al tempo stesso sensibilizzare verso il rispetto dell’ambiente.
Ne abbiamo parlato con un nome emergente dell’eco-fashion, la stilista Mariangela Grillo.
L’eco-fashion è una tendenza sempre più emergente nella moda, a cui si stanno convertendo anche griffe prestigiose. Coniugare moda ed ecologia è utile per avvicinare nuove fasce di pubblico?
Sicuramente si. La moda è da sempre specchio della società, con un occhio attento al futuro, ed è palese ormai che il futuro è green. La questione ecologica è un problema ormai sentito dalla maggior parte delle persone, e bisogna correre ai ripari per chi ancora non fosse sensibilizzato a tal proposito. Credo però che diffondere il concetto di eco-sostenibilità sia un dovere di questo settore, ma soprattutto di ognuno di noi.
Quali sono le peculiarità della tua collezione The Dryad, nell’ambito di uno stile di vita e di lavoro sostenibile?
The Dryad è una collezione che viene dalla natura, e spiega come elementi di flora e fauna possano rivivere in modo armonioso su di un abito, di come una mandorla possa diventare un gioiello, o di come il legno appositamente modellato possa essere l’elemento decorativo di una manica, di come l’utilizzo di tessuti biologici e la lavorazione artigianale possano portare alla realizzazione di un capo che rispetti gli equilibri tra qualità esclusività e sostenibilità ambientale.
Quali materiali che abitualmente utilizziamo possono essere recuperati in modo utile e/o creativo? Quali competenze servono per realizzare in fai-da-te i propri indumenti o accessori?
Credo che si possa fare arte con qualsiasi cosa, con una giusta dose di creatività e senso pratico, chiunque può creare. Diversamente se si vuole realizzare un abito, c’è bisogno di competenze sartoriali che solo una buona scuola di taglio e cucito può dare.
Uno dei temi portanti di The Dryad è il recupero del contatto con la natura: che importanza ha (o dovrebbe avere) questo aspetto nelle nostre vite?
Il contatto con la natura dovrebbe essere alla base del vivere quotidiano. La mia collezione nasce da una passeggiata in campagna, dalla curiosità di carpire l’anima di un albero, la sua parte vitale e più intima. Tutto è stato ispirato dallo stimolo dei cinque sensi, dai colori alle forme, persino i profumi fanno parte di un processo di rielaborazione sino ad arrivare all’abito. Siamo indirettamente influenzati da quello che ci circonda, credo che il contatto diretto con un ambiente sereno, dove l’elemento naturale è predominante possa portare ad uno stato di benessere fisico e mentale utile non solo in termini creativi ma anche di salute della persona.
In questo periodo di forte crisi del mercato del lavoro, mettersi in proprio in un’attività artigianale o creativa appare una strada che molti vogliono percorrere. Coniugare la propria creatività e al tempo stesso sensibilizzare a una vita smart può realmente dare un tornaconto in termini di percorso professionale?
Solitamente un creativo presenta un concetto personale, comunica quello che è il proprio pensiero, se quest’ultimo consiste nel sensibilizzare a cause comuni e se tutto ciò viene condiviso pienamente da chi lo segue, si ha un tornaconto non solo professionale ma anche e soprattutto personale.
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